fbpx
stop al dolore

COME TRATTARE E MUOVERE UNA SPALLA IPERDOLOROSA O CHE HA APPENA SUBITO UN INTERVENTO CHIRURGICO

L’articolo ti è stato d’aiuto?
condividilo sui canali social
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

La spalla è un’articolazione complessa, si può muovere in più piani dello spazio: è l’articolazione più mobile di tutto il corpo umano. Ci permette di interagire con il mondo esterno perché riesce a spostare la mano per raggiungere e prendere tutto ciò che ci circonda.

Le problematiche a questo distretto sono frequenti: si trova infatti al terzo posto ex aequo dietro a schiena e collo e insieme a ginocchio.

Durante l’insorgere di una problematica purtroppo il dolore ci affligge, impedendoci di muoverla come vorremmo, e ci spinge a limitarne gli spostamenti o addirittura tenerla immobile.


Mantenere un’articolazione in movimento, anche se minimo, è di fondamentale importanza in quanto limita la possibile insorgenza futura di condizioni patologiche che potrebbero limitare ulteriormente questa articolazione.

E’ importante muoversi il più precocemente possibile, cercando di affrontare il dolore in maniera positiva e attiva senza subirlo passivamente
Perché è necessario muoversi e recuperare l’attività velocemente?

OBBIETTIVI:

  • Impedire che si instauri un’atrofia muscolare: a seguito di interventi chirurgici o di forti dolori di spalla può capitare che si debba o si tenga la spalla ferma completamente o quasi.
    Ovviamente nel caso di un’operazione, che sia una cosa programmata nel tempo o obbligata a seguito di traumi, l’immobilità è forzata affinchè i tessuti riparati o l’innesto protesico attecchisca bene per evitare che ci siano delle mobilizzazioni.
    Studi scientifici ormai hanno appurato che l’immobilizzazione di un singolo distretto o di tutto il corpo comporta una perdita del 4% della massa muscolare in una settimana. 
    Può non sembrare tanto a degli inesperti, però per quanto riguarda la spalla questa cifra è significativa in quanto a valle questo numero si ripercuote negativamente in maniera esponenziale, generando infatti l’instaurarsi di sovraccarichi muscolari ai distretti di gomito, polso e mano.
    Se si pensa che i tutori post-operatori di solito vanno tenuti per un periodo minimo di 4 settimane allora questo 4% lievita facilmente.
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image-3.png
  • Impedire lo sviluppo di compensi: per compenso si intende il cambiamento funzionale di altri distretti o articolazioni che devono far vece di alcune mancanze a carico della spalla: il sovra utilizzo di altri muscoli è solo un esempio tipico.
    Fra i compensi più comuni a monte ci sono l’utilizzo dei fasci alti del trapezio che poi vanno facilmente in contrattura nei deficit di abduzione della spalla e l’utilizzo dei muscoli estensori di colonna nelle mancanze di mobilità in flessione o abduzione.
    A valle invece spesso capita che si presentino dei sovraccarichi muscolari a carico dei muscoli estensori di gomito (comparto esterno noto anche per la problematica famosa come il gomito del tennista o epicondilite). Può capitare infatti che una comunissima epicondilite sia in realtà generata da un deficit a carico dei rotatori esterni della cuffia.
    Nella fase acuta a seguito di un trauma questi compensi sono funzionali in quanto ci permettono di continuare a svolgere le nostre attività nonostante l’impedimento, ma se sul lungo periodo non correggiamo il problema allora i compensi diventeranno deleteri.
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image-4.png
  • Impedire che il dolore si cronicizzi: quando il dolore dura per parecchio tempo, dove per parecchio si intende per più di 6 mesi, si creano delle modificazioni delle aree cerebrali dedite alla percezione delle sensazioni e della mobilità del nostro corpo. In questo caso il cervello si sta adattando al perdurare della sensazione dolorosa in quanto la percepisce come una condizione ormai di normalità.
    Quando avvengono questi fenomeni si genera una riduzione della soglia dolorifica (per uno stimolo pressorio che prima generava solo una sensazione di lieve tocco adesso invece genera la produzione di una sensazione dolorosa) e un’alterazione delle mappe mentali della percezione tattile (non si riesce più a discriminare bene dove si viene toccati da una stimolazione tattile).
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image-6.png

MEZZI A NOSTRA DISPOSIZIONE

  • Mobilizzazioni con movimento (MwM): metodica ideata dal fisioterapista neozelandese Brian Mulligan
    Alla base di questa metodica c’è l’idea che il dolore insorga a causa dei minimi mal posizionamenti articolari o muscolo tendinei che generano delle alterazioni di movimento. Queste due cose possono far insorgere il sintomo fastidioso (scricchiolio, sensazione di tirare, di rigidità o addirittura dolore).
    Il trattamento consiste nell’applicazione da parte del terapista di aiuti esterni passivi durante lo svolgimento del movimento sintomatico da parte del paziente. Da qui il concetto di mobilizzazione con il movimento: con le proprie mani il terapista aiuta e guida il paziente durante lo svolgimento della funzione persa.
    Il terapista deve dosare con perizia sia il verso del movimento (nell’asse fisiologico) che la forza da imprimere al paziente per far sì che i sintomi si riducano o si annullino completamente.
    Alla fine la tecnica deve svolgersi completamente senza dolore. Il piano di trattamento prevede l’abbandono graduale dell’aiuto da parte del terapista.

Nel caso di dolori di spalla possono essere corrette due cose:

  1. Il movimento della scapola
  2. Il posizionamento della testa omerale
Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image-5.png
  • Lavorare su altri muscoli della catena cinetica e sfruttare il fenomeno della cross-education: ne abbiamo già parlato in uno degli articoli presenti all’interno del nostro Blog di Spalla Clinic.
    In caso di immobilizzazioni forzate a seguito di operazioni chirurgiche possiamo sfruttare questi due fenomeni per iniziare precocemente il percorso riabilitativo; qui di seguito due brevissimi riassunti:

1. La catena cinetica: posso allenare i muscoli degli altri distretti non immobilizzati che in futuro saranno comunque fondamentali per muovere correttamente il braccio. Questi sono scapola del lato operato, core addominale ed entrambi gli arti inferiori
Un’erogazione di forza efficiente a livello di spalla prevede l’assenza di deficit muscolari a questi distretti. 
Questo lavoro di rinforzo può essere fatto anche indossando il tutore.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è image-8.png

2. La cross-education: l’attivazione muscolare della spalla opposta genera inconsciamente una minima contrazione anche dei muscoli della spalla immobilizzata. Attenzione però ai tipi di movimento che vengono fatti, alcuni potrebbero essere potenzialmente pericolosi per i tessuti neo riparati o neo innestati.

Funzione antalgica delle attività globali aerobiche: le attività globali come la corsa, camminata, bicicletta o altre cose che richiedano uno sforzo aerobico sbloccano la produzione corticale di ormoni che stimolano la creazione di morfine endogene dette anche “endorfine”.
Si calcola che la potenza antidolorifica di queste endorfine autoprodotte sia addirittura più forte di quella tramite farmaci esterni.
L’apertura della “farmacia del nostro corpo” è prevista dopo il dodicesimo minuto circa di attività leggera aerobica (30% dello sforzo massimale, quindi veramente molto poco).
Nei casi di spalle molto dolorose o di altre condizioni patologiche è fortemente consigliato svolgere attività aerobiche che possano fungere da sblocco farmacologico per poi andare a fare in un secondo momento i movimenti più specifici del distretto deficitario.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Untitled.png

A CURA DI:

ANDREA BIANUCCI, FT, OMT
⦁ Specialista in terapia manuale ortopedica
⦁ Fisioterapista delle patologie di spalla nello sportivo “overhead”
⦁ Specialista nella riabilitazione del cestista, pallavolista e arti marziali
⦁ Specialista nel trattamento dei Trigger Point Miofasciali

risolvi il tuo problema

IN 2 SEMPLICI PASSAGGI

1

Scegli il

FISIOTERAPISTA

tra i nostri specialisti
Scegli il

CENTRO

più vicino a te

2