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Spalla e beach volley: indagine sugli infortuni da sovraccarico

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INTRODUZIONE

La pallavolo è nata ormai più di 100 anni fa nel lontano 1895 grazie ad un istruttore di educazione fisica di un college americano, tale William Morgan. Questa attività innovativa doveva disimpegnarsi attraverso gesti e movimenti che richiedevano destrezza, prontezza di riflessi, istinto, agilità e abilità manuali che all’epoca non erano molto praticate visto la maggior importanza data a sport ed esercizi di forza. Si diffuse a macchia d’olio in pochissimo tempo negli USA e presto divenne uno sport praticato in tutto il mondo. 

Introdotta nel 1964 ai giochi Olimpici estivi di Tokyo.

Il beach volley invece viene introdotto alle Olimpiadi nel 1996 ad Atlanta

Il gioco del beach volley si differenzia da quello della pallavolo per poche cose, ma molto significative:

Campo: ovviamente la superficie sulla quale si gioca, la sabbia. Richiede uno sforza fisico di gambe e braccia maggiore in quanto assorbe parte della forza generata dall’atleta invece di restituirla come nell’indoor. Le dimensioni del campo per fortuna sono di poco più piccole: nell’indoor una metà campo misura 9×9 mentre nel beach 8×8. Manna dal cielo!

Le squadre: il gioco ufficiale prevede partite di 2 vs 2. Ultimamente si stanno diffondendo anche varianti di gioco più alla portata di tutti in quanto la modalità ufficiale è molto difficile e dispendiosa. Si gioca anche in 3 vs 3 e 4 vs 4, unisex o misto.

La tecnica: viene richiesta un’esecuzione dei gesti tecnici molto più pulita e l’arbitraggio è molto più fiscale rispetto all’indoor. Alcuni gesti sono differenti rispetto alla pallavolo, come il palleggio, ma questo non è il posto ne’ il momento giusto per discuterne.

I movimenti: a causa delle dimensioni del campo (che sono quasi le stesse della pallavolo indoor) e dello scarso numero di giocatori entrano in gioco movimenti e gesti che nella pallavolo non esistono o si vedono di rado. Nel beach volley ci si tuffa sulla sabbia e ci si rialza repentinamente, talvolta si gattona in casi estremi, si scatta fulmineamente in avanti o indietro o di lato. Tutti elementi specifici di questo sport.

Gli infortuni sportivi sono diventati ormai una delle cause più frequenti di infortunio nelle società occidentali ma potremmo dire mondiali. La pallavolo e il beach volley, insieme al calcio e al basket, sono ai primi posti fra gli sport da palla per incidenza di infortunio.

Per infortunio come abbiamo già definito in altri articoli presenti nel nostro Blog di Spalla Clinic s’intende qualsiasi condizione che impedisca all’atleta di partecipare a pieno ad una sessione di allenamento o ad una partita.

Gli infortuni possono essere suddivisi in acuti, ovvero causati da un evento traumatico riconosciuto e ricordato dall’atleta, o da sovraccarico, il giocatore non ha memoria di qualcosa che possa aver scatenato i sintomi.

L’incidenza d’infortunio acuto e rischi relativi è piuttosto bassa 2,6 ogni 1000 ore praticate fra allenamento o partite. Quelli da sovraccarico invece 0,6 ogni 1000 ore.Tuttavia questi rappresentano una significativa fonte di dolore e disabilità in quanto l’origine spesso è misconosciuta e l’atleta frequentemente continua a giocare in quanto comincia sempre con un piccolo fastidio percepito, di conseguenza non richiede attenzione.

L’assenza dai campi da gioco o di allenamento a causa di questo genere di infortuni mediamente si aggira intorno alle 4,0 ± 6,2 settimane. Il distretto della spalla è quello più frequentemente colpito, insieme a schiena e ginocchio, causando assenze che aggirano intorno a 6,2 ± 9,4 settimane.

Sebbene la frequenza di questo genere di infortunio sia molto bassa, numericamente parlando questi valori sono molto sottostimati in quanto l’atleta spesso prosegue l’attività nonostante il dolore ma comunque la propria performance viene limitata.

BIOMECCANICA DELLA SCHIACCIATA

La cinematica della schiacciata nella pallavolo e nel beach volley è unica nel suo genere in quanto l’atleta deve dare accelerazione alla palla mentre sta per aria senza nessun vincolo a terra che possa dare una mano a generare la forza necessaria.

Per schiacciare è richiesta una estrema abduzione di spalla e grande adduzione orizzontale.

  1. Elevazione e caricamento: dopo aver preso un importante slancio da terra (countermovement jump), mentre si salta entrambe le braccia si elevano e si caricano.
    In questo momento il braccio forte ha l’omero in una posizione di massima abduzione orizzontale e rotazione esterna. Il tronco viene ruotato e iperesteso (circa 27° ± 7°). Anche gomito e gambe sono arcuate come un arco per immagazzinare più forza possibile.Ricercatori hanno visto che il momento potenzialmente più pericoloso per infortuni è proprio questo.
  2. Accelerazione e contatto: l’arco corporeo si chiude anteriormente con il braccio forte che raggiunge l’abduzione quasi massima al momento del contatto con la palla (circa 170°). Nel momento dell’accelerazione l’atleta deve utilizzare tutta la catena cinetica che parte dall’addome e gradualmente dirige tutta la sua forza verso il braccio che schiaccia: addominali obliqui, retto dell’addome, pettorali, dorsali, tricipite brachiale e flessori di polso accumulano e sprigionano l’accelerazione sul pallone.
    Si stima che la velocità angolare della spalla in estensione arrivi fino a 920 ± 130 gradi al secondo, mentre in rotazione interna addirittura 4520 ± 1020 gradi al secondo.
  3. Fase di decelerazione: il braccio prosegue per inerzia verso il basso con la muscolatura posteriore della spalla che deve decelerare fino a riportare il tutto in posizione neutra pronto per una nuova fase di gioco.

Il momento repentino di passaggio fra caricamento e accelerazione può essere paragonato a una frusta che cambia verso e crea il tipico suono all’Indiana Jones. In questo momento sulla spalla agiscono tantissime forze di taglio che possono generare dolore all’atleta.
Altro momento fondamentale è quello del contatto con la palla dove la spalla deve essere preparata a sorreggere elevate forze compressive a livello dello spazio subacromiale.

PATOLOGIE A CARICO DELLA SPALLA

Gli infortuni da sovraccarico a carico della spalla sono più frequenti 19,0 ± 11,2 % rispetto a quelli a carico della colonna 16,8 ± 9,7%. Si pensa che il motivo principale per il quale si sviluppino questo genere di infortuni sia l’alto numero o volume di schiacciate o servizi all’interno di una stagione sportiva.

Sindrome da conflitto subacromiale /della cuffia dei rotatori: è uno dei più frequenti. Consiste in un restringimento dello spazio che sta al di sotto dell’arco compreso fra acromion e coracoide della spalla. All’interno di questo spazio si muove parte della testa omerale con i tendini della cuffia dei rotatori inseriti sopra. Questo fenomeno di riduzione dello spazio accade ogni volta che il braccio si eleva al di sopra della testa per motivi puramente di forma anatomica (impossibile impedire questo fenomeno).

I tendini della cuffia dei rotatori sono preparati a sopportare questo tipo di “sforzo”, talvolta succede però che a fronte di un elevato numero di ripetizioni oltre quello che il giocatore normalmente è abituato a fare, la spalla possa irritarsi fino a generare dolore.

Un altro movimento che può ridurre questo spazio critico è la rotazione interna.

Si osserva spesso nel giocatore che attacca di più.

Neuropatia del nervo soprascapolare: questo genere di infortunio viene causato da un’irritazione del nervo all’interno del forame coracoideo. Si irrita a causa dell’eccessive e frequenti forze di allungamento e trazione del nervo durante le fasi di decelerazione della schiacciata. La conseguenza è una sensazione di dolore localizzato in sede posterolaterale di spalla, ma soprattutto un’atrofia marcata dei muscoli sopraspinato e sottospinato.
Questo deficit potrebbe portare secondariamente altre problematiche a carico della spalla che spesso vengono scambiate per il problema principale.

Disfunzioni a carico della scapola: sebbene la ricerca recente stia rivalutando il ruolo delle discinesie a carico dell’articolazione scapolo-toracica, va comunque menzionata questa possibilità.La scapola riveste un ruolo importantissimo all’interno dei movimenti di spalla in quanto è l’ultimo elemento che trasferisce la forza generata da altri distretti focalizzandola tutta sull’articolazione gleno-omerale. Se questa risulta poco stabile o malposizionata sul torace possono avvenire dispersioni di forza.

Instabilità: l’instabilità di spalla è una variabile importante in quanto la forza che confluisce sulla spalla viene in parte dispersa per riuscire a mantenere l’articolazione gleno-omerale in sede impedendole di sublussarsi o lussarsi. Clinicamente viene accompagnata oltre che da debolezza anche da sensazioni di micromovimenti malcontrollati, braccio morto o insensibile, formicolii.

Squilibri muscolari: la spalla per essere perfettamente performante dovrebbe mantenere un equilibrio particolare fra le forze generate dai rotatori interni (molto più grandi e voluminosi) e dei rotatori esterni (più piccoli). Questo rapporto dovrebbe aggirarsi intorno a un 70-80% circa.

Lesioni tendinee: talvolta può capitare che ci si trovi di fronte a delle lesioni della componente tendinea della cuffia dei rotatori. Queste possono essere di differente localizzazione e spessore: in genere nei pallavolisti si tratta di lesioni a carico della faccia posterolaterale (tendini del sovraspinato e/o infraspinato).
Difficilmente avvengono in maniera acuta e improvvisa ma si deteriorano gradualmente nel tempo. Il giocatore spesso non tiene conto di leggeri dolori o doloretti e ci “gioca sopra” senza troppi pensieri.

Borsiti: raramente possiamo incappare in infiammazioni della borsa. In questo caso l’infiammazione a carico della borsa è spesso secondaria ad altre problematiche a carico di altri tessuti limitrofi, come tendinopatie a carico della cuffia dei rotatori.

A CURA DI:

ANDREA BIANUCCI, FT, OMT

  • Specialista in terapia manuale ortopedica
  • Fisioterapista delle patologie di spalla nello sportivo “overhead”
  • Specialista nella riabilitazione del cestista, pallavolista e arti marziali
  • Specialista nel trattamento dei Trigger Point Miofasciali

www.linkedin.com/in/andreabianucci89

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