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Visita ortopedica della spalla

La valutazione ortopedica nelle patologie di spalla ha come obiettivo principale l’esclusione della possibilità di intervenire in modalità cruenta o chirurgica. Il bravo chirurgo ortopedico è quello che riesce a operare meno pazienti possibile cercando di organizzare insieme all’equipe fisioterapica dei trattamenti conservativi che soddisfino gli obiettivi di medico e paziente.

Ricordiamo che l’intervento chirurgico rappresenta l’ultima opzione per la risoluzione delle problematiche del paziente in quanto comporta sempre dei rischi:

  • Infezione:
    pur essendo una percentuale molto piccola, si tratta comunque di una
    possibile complicanza. Solo per il fatto di aprire la cute e i
    tessuti sottostanti. Si può infettare la ferita o i tessuti che
    sono stati esposti durante l’operazione. In generale sono trattate
    con antibiotici.
  • Disfunzioni
    dell’impianto
    : nel caso si tratti di protesi di spalla
    anatomiche o inverse esiste la probabilità che la protesi si
    deteriori o si mobilizzi. In questo caso è necessario fare un
    secondo intervento per correggere l’anomalia.
  • Dolore
    continuo
    : un piccolo numero di pazienti continua a fare
    esperienza dei sintomi dolorosi anche dopo l’intervento, sia nelle
    ore diurne che notturne. La maggioranza degli operati riferisce però
    un netto miglioramento dei sintomi.
  • Traumi neuro
    vascolari
    : durante l’intervento si opera in spazi vicini a
    strutture vascolari o nervose che se lese possono provocare sintomi
    più o meno gravi. In base all’entità della lesione i sintomi
    regrediscono più o meno velocemente. Nella chirurgia di spalla sono
    riportati pochissimi casi di anomalie di questo genere.

Come detto in precedenza la brava equipe è quella che riesce a risolvere il problema dei pazienti limitando il numero di interventi chirurgici. Purtroppo ci sono alcune casistiche di traumi o patologie i cui trattamenti conservativi fisioterapici hanno una bassa percentuale di successo e quindi si sceglie di procedere per via cruenta:

  • Gravi
    fratture
    : in base all’entità del trauma, la componente ossea
    e tendinea può non essere più in grado di funzionare nonostante la
    fisioterapia. La spalla perde la capacità di erogare forze corrette
    tramite i muscoli e tendini della cuffia dei rotatori o la capacità
    di fare fulcro perfetto fra la testa omerale e la glena scapolare.
  • Lesioni
    massive della cuffia dei rotatori
    : in questi casi la cuffia dei
    rotatori non riesce a garantire una stabilità sufficiente della
    testa omerale durante i movimenti di spalla. In genere si tratta di
    lesioni di oltre il 50% della cuffia.
  • Osteoartrosi:
    si tratta di una patologia che colpisce in genere persone sopra i 50
    anni. Talvolta possono essere colpiti anche soggetti giovani.
    Riguarda la perdita della cartilagine articolare fra omero e
    scapola: questo assottigliamento nel tempo fa perdere anche le
    normali forme delle superfici articolari di omero e glena. Con il
    passare del tempo la spalla diventa rigida e dolorosa.
  • Necrosi
    vascolare
    : è la perdita di tessuto osseo della testa dell’omero
    a causa di una diminuzione o cessazione dell’afflusso sanguigno.
    Questa condizione si può verificare a causa di gravi fratture, uso
    persistente di corticosteroidi o patologie del sangue.

  • Revisione o
    fallimento di un precedente intervento
    : purtroppo come detto
    prima ogni intervento comporta dei rischi. Talvolta può essere
    necessario un secondo intervento. Le cause più comuni di re
    intervento sono infezioni, deterioramento del materiale a causa
    dell’usura o mobilizzazioni dell’impianto.

Come si decide quando operare la spalla?

Il percorso decisionale che porta il medico chirurgo a una risposta è composto da 4 fasi.

  1. Raccolta
    dati o anamnesi
    : l’ortopedico ascolta la storia del paziente
    (modalità di trauma, tipologia di dolore e altre sensazioni
    associate, movimenti anomali o impossibilitati) e annota i dati
    personali significativi (sesso, età, fumo, altre patologie
    sistemiche, impiego, hobby e sport). Il paziente in un primo momento
    verrà lasciato libero di esporre il proprio caso, in seguito il
    medico lo sottoporrà ad alcune domande nel caso volesse indagare
    più a fondo alcuni aspetti non ancora ben chiari.
  2. Test
    funzionali:
    al paziente verrà richiesto di riprodurre i
    movimenti dolorosi. In seguito l’ortopedico sosterrà delle
    mobilizzazioni dell’articolazione della spalla per indagare a
    fondo quali strutture possono essere la causa dei sintomi lamentati
    dal paziente: alcune fra queste potranno essere più o meno
    dolorose. Le movimentazioni saranno sia totalmente passive che
    attive.
  3. Valutazione
    ecografica in real-time:
    l’ortopedico osserverà in seduta
    diretta l’articolazione e le strutture della spalla con l’aiuto
    di un ecografo. Questo strumento utilizzato in prima seduta
    valutativa permette di chiarificare le ipotesi diagnostiche che
    l’ortopedico aveva ipotizzato nelle 2 fasi precedenti della
    valutazione. Da’ inoltre una valutazione oggettiva della qualità
    dei tessuti della spalla del paziente. L’osservazione tramite
    sonda ecografica può essere fatta sia in postura statica che
    durante i movimenti dolorosi del paziente permettendo di avere il
    quadro completo della situazione attuale.
  4. Altri esami:
    nel caso la valutazione con ecografia non fosse sufficiente per
    arrivare a una decisione, il medico ortopedico può richiedere anche
    altri esami strumentali integrativi come RM, Tac o RX.

Al termine di questo percorso l’ortopedico ha tutti i dati necessari per prendere la decisione se consigliare al paziente di intervenire chirurgicamente o attraverso un percorso fisioterapico conservativo. La decisione finale si ricorda che è sempre in accordo col paziente.