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Le problematiche di spalla nel portiere di calcio e futsal

Il portiere di calcio e futsal, a causa delle molteplici cadute e ripetuti traumi a cui è sottoposto, è soggetto a diverse patologie traumatiche della spalla. L’attività sportiva praticata dal portiere può determinare lesioni a carico prevalentemente di tipo traumatico acuto come lussazione scapolo-omerale e acromion-claveare o le fratture ossee oppure da sovraccarico come “sindrome da impingement”. Senza cosiderare i fenomeni degenerativi a cui possono essere sottoposti a causa dei continui traumi ripetuti. Inoltre, il portiere di calcio, è sottoposto a gesti continui di lancio con movimento in abduzione che a lungo può portare lesioni complete della gleno-omerale e dell’acromio-cleveare.

Nel corso degli anni il numero, il tipo, la gravità dei traumi e dei suoi distretti sono cambiati.

I fattori che hanno contribuito a questo cambiamento sono:

  • Maggiore
    aggressività di gioco
  • Maggior
    numero di contatto con l’avversario
  • Allenamenti
    e partite con elevata intensità di gioco
  • Maggiore
    esposizione a traumi dell’arto superiore e inferiore
  • Metodologia
    di allenamento non adeguati al ruolo

Senza considerare che è cambiato il diverso ruolo tattico del portiere. Il calcio moderno prevede squadre corte e pressing alto esponendo il portiere al contatto diretto con l’avversario. Inoltre, la regola che prevede l’espulsione del portiere se tocca la palla con la mano fuori dall’area oppure la tattica del fuorigioco, porta il portiere ad essere più avanzato e più vicino al contatto con l’avversario. Anche gli attaccanti in area spesso cercano il contatto con il portiere così da potersi procurare un rigore.

Biomeccanica del portiere

La biomeccanica sportiva ha come scopo lo studio del movimento per individuare i procedimenti esatti dell’azione motoria e fornire spiegazioni teoriche relative ai gesti stessi. In questa parte, saranno presi in considerazione determinati gesti tecnici effettuati con più frequenza dal portiere in partita: l’uscita alta in presa, l’uscita bassa a chiudere l’avversario e il tuffo.

1) L’USCITA ALTA

Nell’esecuzione corretta di un’uscita sono richieste al portiere tempestività, decisione, coraggio, sicurezza oltre a doti tecniche e percettive. L’occhio è direttamente chiamato in causa ed è coadiuvato dall’orecchio e dall’ analizzatore cinestesico (recettori propriocettivi) in modo da consentire all’estremo difensore di valutare la traiettoria, la velocità del pallone e la posizione del corpo nello spazio. Il portiere deve effettuare lo stacco per il salto con il piede omologo alla provenienza della palla e cercare di effettuare una torsione del busto in volo per mantenere una visione frontale dell’azione che consente una migliore presa della palla

2) L’USCITA BASSA A CHIUDERE L’AVVERSARIO

Esistono due tipi di uscite basse quella di scuola italiana diretta ai piedi dell’attaccante e la “croce iberica”. Quest’ultima particolare tecnica di uscita nell’ 1>1 (portiere-attaccante) è tipica del futsal: il posizionamento del corpo nasce dall’esigenza di chiudere più spazio possibile dello specchio di porta. Questa tipologia si sviluppa in spazi ridotti ad elevate velocità di gioco, che impongono al portiere spostamenti rapidissimi rimanendo quasi sempre in stazione eretta.

In Germania si è sviluppata moltissimo con Neuer come capostipite che l’ha resa più dinamica ed applicabile al calcio.

Nell’immagine si nota come l’arto inferiore sinistro di Neuer sia in massima estensione sul piano frontale a chiudere il primo palo, con ginocchio destro in flessione ed in intrarotazione ad anca semi-estesa, a coprire il secondo palo, sempre sul piano frontale, quindi busto eretto ed arti superiori in apertura ad altezza spalle, in equilibrio dinamico ed in fase di volo.

L’esecuzione del gesto tecnico, con impostazione di scuola tedesca, necessita di un elevato grado di mobilità articolare a livello dell’articolazione coxo-femorale e massima flessibilità dei muscoli ischiocrurali oltre che notevole abilità nell’equilibrio dinamico da parte dell’atleta.

Per uscita in attacco palla si intende invece, un’azione finalizzata a contrastare una conclusione a rete dell’avversario o ad anticiparla attraverso un’uscita bassa o a mezz’altezza (linea del corpo protesa in avanzamento frontale o diagonale, prevalentemente in decubito laterale, in direzione della palla con arti superiori estesi, sempre sulla palla). Si tratta di un’interpretazione offensiva e propositiva del ruolo al fine di non subire passivamente la palla e chiudere gli spazi all’avversario.

3) IL TUFFO

Come ultimo gesto tecnico analizzato, dal punto di vista biomeccanico, si è preso in considerazione il tuffo partendo dai due principi sui quali è basata la sua meccanica: il primo principio sostiene che, le forze, al momento dell’impulso, possono essere aumentate muovendo le braccia e la gamba in direzione della palla; mentre il secondo, afferma che, più bassa è la traiettoria del centro di gravità rispetto alla palla, più efficace risulta il tuffo.

L’analisi del tuffo risulta molto complessa e vanno tenute in considerazione delle variabili dipendenti, quali l’altezza e la qualità della spinta e altre indipendenti, quali il tempo nell’esecuzione delle varie componenti. Attraverso uno studio dei vettori di forza è stato dimostrato che la spinta più efficace risulta essere quella con incrocio e la più rapida quella senza incrocio (futsal). In sintesi, il tuffo è un gesto tecnico che deve essere curato nei minimi particolari, dal passo del piede omologo (alla direzione della conclusione) che deve essere leggermente avanzato a cercare la traiettoria della palla, allo studio della diagonale per stringere lo spazio della porta, alla traiettoria del tuffo che deve risultare il più possibile parallela al terreno, all’incremento della spinta laterale e infine al movimento sincrono degli arti superiori alla distensione della gamba di spinta.

Per concludere il quadro relativo all’analisi biomeccanica del gesto tecnico del tuffo, è importante soffermarsi anche sulla tecnica del “levagamba avanti”, in opposizione a conclusioni da distanza ravvicinata, prevalentemente da posizione diagonale. Questa particolare tecnica tipica del futsal prevede uno spostamento rapido della gamba omologa alla direzione della palla in avanti. Il “levagamba avanti” è una tecnica spesso utilizzata dall’estremo difensore nelle parate in controtempo su traiettorie che subiscono deviazioni o in seguito a spostamenti rapidi e conclusioni dalla parte opposta alla direzione del portiere.

Differenza tra portiere di calcio e futsal

Prima di tutto c’è la porta da difendere e l’ampiezza del campo che rende più complicato il ruolo del portiere del calcio a 5 rispetto a quello del calcio a 11, anche perché, per quanto riguarda il portiere di futsal , le statistiche dicono che subisce più tiri del portiere del calcio a 11 in quanto le dimensioni del campo e delle porte come vedremo sono inferiori rispetto al calcio a 11.

Entriamo nei particolari con le principali differenze tra il calcio a 5 e quello a 11.

  1. PORTE
  • CALCIO
    A 11:

La porta come ben sapete è composta dai pali verticali (equidistanti dalle bandierine d’angolo) alti 2,44 metri e distanti 7,32 metri tra loro congiunti dalla traversa alle estremità superiori.

  • CALCIO
    A 5:

Invece le dimensioni della porta del calcio a 5 sono di 3 metri di larghezza per 2 di altezza .

  1. AMPIEZZA
    DEL CAMPO

  • CALCIO
    A 11:

* (100-110 m)x(64-75 m), dipende dai vari tornei

  • CALCIO
    A 5:

minime 38×18 m; massime 42×22 m

  1. AREA
    DI RIGORE

  • CALCIO
    A 11:

    Sul terreno di gioco sono presenti due zone rettangolari: l’area
    di rigore e l’area di porta, attorno alle porte. Le suddette zone
    sono formate da due linee verticali che nascono da ciascuna linea di
    porta, occupando 16,5 m sul terreno: ad unire le due linee è una
    terza, orizzontale e lunga 40,32 m. A distanza di 11 m dalla linea
    di porta vi è il “punto del calcio di rigore”, il cosiddetto
    “dischetto”. I falli commessi all’interno dell’area di
    rigore sono appunto i calci di rigore. L’area di porta, “area
    piccola”, ha due linee verticali che distano 5,5 metri da ogni
    palo ed entrano sul terreno per la stessa misura: a congiungerle è
    una linea orizzontale di 18,32 m.
  • CALCIO
    A 5:

    Nel calcio a 5 invece l’area di porta o area di rigore, è segnata
    da due “archi di circonferenza” di raggio di 6 metri, uniti da
    una linea parallela alla mediana; a distanza di 6 metri da ciascuna
    linea di porta è segnato il punto del calcio di rigore (quando un
    fallo viene commesso all’interno di essa, mentre a distanza di 10
    metri vi è quello del tiro libero (che viene battuto dopo che si
    cumulano 6 falli in un tempo di giuoco).

Il portiere di calcio a 11 deve coprire maggior spazio, area e porta più grandi rispetto a quello di calcio a 5 e di conseguenza ha maggior tempo di intervento su un tiro da fuori area mentre il portiere di calcio a 5 visto gli spazi più stretti, ha tempo di intervento minore e quindi deve risultare più reattivo e rapido. Anche le tecniche di parata sono diverse ma sono comunque assemblabili e allenabili, soprattutto per il portiere di calcio.

Nella parata in tuffo su tiro a mezza altezza, dato i maggiori spazi da coprire, il portiere di calcio a 11 utilizza spesso un’estensione del corpo e delle braccia ,con relativa spinta esplosiva delle gambe e all’occorrente passetti laterali o passo incrociato. Per il portiere di calcio a 5, invece, la parata in tuffo non è un gesto “potente di spinta delle gambe” altrimenti andrebbe a finire fuori dello specchio di porta tuttavia è un gesto reattivo e rapido, dove la ricerca del pallone si esegue con le braccia, quindi senza allungarsi il più possibile con il corpo come vediamo nel calcio.

I passetti laterali li vediamo con la parata “in piedi” quindi senza tuffo. Visto gli spazi stretti ,tiri o deviazioni improvvise, il portiere di calcio a 5 non deve mai anticipare la parata e deve stare in piedi il più possibile.

La parata con i piedi o in spaccata è tanto adoperata dai portieri di calcio a 5 per opporsi ai tiri rasoterra. Infatti, data la minore distanza dei tiri in porta, a volte non si ha il tempo di scendere in parata bassa con le mani e la parata con i piedi risulta più rapida ed efficace . Molto rara nei portieri di calcio a 11.

Nonostante le differenze entrambi i portieri sono sottoposti alle medesime problematiche di spalla.

Infortuni a carico della spalla del portiere

La spalla è caratterizzata da elevata mobilità. L’ampia mobilità in ambito sportivo può però diventare un’arma a doppio taglio perché permette elevate performance atletiche rendendola al contempo più vulnerabile ed esposta a possibili lesioni. Quelle a carico della spalla sono prevalentemente di tipo:

  • TRAUMATICO
    ACUTO come:

Fondamentale è la collaborazione tra le varie figure (medico, fisioterapista e preparatore dei portieri) che lavorano sul portiere sia per evitare che si instaurino danni sull’atleta (lavoro preventivo) sia per effettuare un miglior trattamento e riatletizzazione in caso di infortunio.

Riabilitazione delle problematiche di spalla del portiere

La fisiokinesiterapia ha come scopo principale il recupero della funzionalità complessiva dell’articolazione della spalla, sia nella sua forza che nella sua flessibilità; queste due caratteristiche vengono spesso perse dopo traumi alla spalla, comportando rigidità e ipostenia dell’ articolazione stessa rendendo spesso difficile il recupero dell’ attività del portiere. Per questo motivo è fondamentale personalizzare il più possibile la nostra riabilitazione sia tenendo conto della diagnosi sia dell’attività sport-specifica del nostro atleta.

Nel caso di lussazioni gleno-omerali o AIOS sarà quasi sempre necessario l’intervento chirurgico. Il paziente necessiterà di una preparazione all’intervento (pre-operatoria) che ha il compito di evitare l’ atrofia muscolare dovuta all’immobilità post-chirurgica. L’obiettivo di questa fase della fisioterapia è quella di educare il paziente insegnandogli degli esercizi che dovranno essere eseguiti durante tutto il percorso di fisioterapia. Così facendo il paziente poi non dovrà apprendere esercizi nuovi, ma riprendere quelli già eseguiti ed il percorso riabilitativo sarà più efficace e mirato.

In questa fase si proporranno sia esercizi a secco che in acqua:

  • Educare
    il paziente su come comportarsi a casa e nella vita quotidiana
  • Educare
    il paziente all’uso del tutore
  • Esercizi
    mirati al rinforzo muscolare e alla componente propriocettiva
  • Recupero
    della capacità di stabilizzazione statica e dinamica semplice della
    scapola
  • Rieducazione
    posturale cervicale, toracico e lombare (ove necessario) con
    l’obiettivo di creare una base stabile per il movimento dell’arto
    superiore
  • Recupero
    articolare nei diversi piani articolari
  • Recupero
    delle componenti qualitative quantitative di reclutamento muscolare
  • Riduzione
    del dolore e controllo dell’infiammazione tramite l’utilizzo di
    strumenti di ultima generazione come Game
    ready e ENF.

Il nostro portiere sia in caso di trattamento chirurgico (lussazioni a-c o gleno-omerali, aios o fratture) sia in caso di trattamento conservativo (borsiti, tendiniti, sindromi da impingment), inizia un percorso che deve essere affrontato con la convinzione di poter raggiungere il 100% della funzionalità, ma con la consapevolezza che saranno necessari tempo, impegno e sacrifici. Questo percorso prevede cinque fasi che devono essere completate fino in fondo.

  • Controllo
    dell’infiammazione e del dolore
  • Recupero
    della articolarità e della flessibilità
  • Recupero
    della forza e della resistenza muscolare
  • Recupero
    della coordinazione motoria
  • Ripresa
    del gesto sportivo

FASE 1

OBIETTIVO : guarigione anatomica e risoluzione del dolore (0-3 settimana)

  • Braccio
    immobilizzato con tutore a braccio addotto e gomito flesso

  • esercizi
    di mobilità e forza dita e polso
  • terapie
    fisiche al bisogno (laser, ENF, game ready, ipetermia)

  • esercizi
    di mobilizzazione/massaggio del cingolo scapolare

FASE 2

OBIETTIVO : recupero della articolarità completa (4-5 settimana)

  • Massaggio
    del cingolo scapolare
  • Movimenti
    pendolari
  • Carrucola
  • Diagonali
    kabat
  • Stretching
    auto assistito della capsula anteriore (da ripetere più volte anche
    a

domicilio)

  • Idrokinesiterapia
    con ausilio di tavolette e galleggianti

  • Mobilizzazione
    scapolo omerale
  • Articolarità
    passiva, attiva-assistita e attiva.
  • Esercizi
    per controllo neuro-muscolare
  • Recupero
    del corretto timing scapolo-toracico e gleno-omerale

FASE 3

OBIETTIVO: recupero della forza (6-8 settimane)

  • Progressione
    con elastici e pesi sui vari distretti
  • Rinforzo
    selettivo dei depressori della testa omerale
  • Rinforzo
    dei fissatori della scapola (romboidei, gran dentato)
  • Rinforzo
    del deltoide (fascio anteriore,medio, posteriore)
  • Esercizi
    di rinforzo della rotazione esterna ed interna
  • Core
    stability
  • Lavoro
    di propedeutica alla corsa
  • Stretching
    della capsula
  • Idrokinesiterapia
    con incremento delle componenti di reclutamento muscolare ed aumento
    della complessità dei gesti

FASE 4

OBIETTIVO: recupero delle capacità propriocettive

  • Propriocettiva
    a muro
  • Propriocettiva
    con superfici instabili
  • Propriocettiva
    con destabilizzazioni esterne
  • Propriocettiva
    con fluidball o lancia
  • Idrokinesiterapia
    propedeutica al recupero del gesto specifico
  • Core
    stability avanzata
  • Lavoro
    aerobico interval training

FASE 5

OBIETTIVO: recupero della gestualità motoria o riatletizzazione

  • Lavoro
    in linea
  • Andature
    e cambi di direzione
  • Cadute
    e parate su superfici morbide
  • Parate
    e cadute a terra
  • Contrasti
    simulati contro superfici morbide
  • Contrasti,
    lanci con le mani e posizioni
  • Gesti
    specifici.

Questa fase può essere considerata un ponte tra la rieducazione motoria di base e l’allenamento sportivo vero e proprio, in quanto si passa dalla gestualità atletica di base alle proposte più complesse e vicine al gesto tecnico aumentando i carichi di lavoro , l’allenamento alla forza e il coefficiente propriocettivo nell’esecuzione dell’esercizio stesso.

Concludo affermando che il paziente-portiere viene posto al centro del progetto riabilitativo e sottoposto ad un protocollo personalizzato multidisciplinare dove il paziente interagirà con il fisioterapista ed altre figure professionali tra cui l’ ortopedico specialista della spalla e il preparatore dei portieri.

Articolo scritto da:

Biagini Andrea

Fisioterapista “Carrarese calcio”

Fisioterapista “Fisiorehab360” e “Spalla clinic”